Hai mai avvertito quella sensazione di rigidità ai fianchi dopo una corsa lunga? Oppure una tensione nella zona lombare quando aumenti il passo o affronti una salita?
La sensazione di “avere le anche bloccate” è piuttosto comune tra i runner, ma non sempre significa che manchi semplicemente flessibilità.
L’anca deve infatti essere mobile, ma anche stabile e controllata. La capacità di muoverla bene, soprattutto nelle diverse direzioni e nei movimenti di rotazione, può contribuire a rendere il gesto della corsa più fluido e a distribuire meglio il lavoro tra anca, bacino, ginocchio e caviglia.
Per questo, più che inseguire una maggiore flessibilità a tutti i costi, l’obiettivo dovrebbe essere quello di recuperare e mantenere una buona mobilità funzionale.
Il punto di partenza: osservare come ti muovi
Prima di iniziare una routine di mobilità, può essere utile osservare come il corpo si comporta durante un movimento semplice come l’accosciata a corpo libero (squat).
Non è un test diagnostico e non permette di stabilire da solo quale articolazione sia responsabile di un’eventuale limitazione. Può però fornire alcune indicazioni interessanti sul modo in cui caviglie, ginocchia, anche e tronco collaborano durante il movimento.
Come eseguirlo
- Posizionati in piedi con i piedi circa alla larghezza delle spalle, scegliendo una posizione delle punte che ti permetta di eseguire il movimento naturalmente.
- Porta lentamente il bacino verso il basso, cercando di mantenere i piedi ben appoggiati.
- Scendi fin dove riesci senza forzare e senza perdere il controllo del movimento.
- Risali mantenendo una traiettoria fluida.
Cosa osservare
- I talloni si sollevano: può esserci una limitazione della mobilità della caviglia o una strategia compensatoria.
- Il busto si inclina molto in avanti: può dipendere da una combinazione di mobilità di caviglia e anca, proporzioni corporee, controllo del tronco o strategia individuale.
- Le ginocchia tendono a spostarsi verso l’interno: può essere utile lavorare sul controllo dell’arto inferiore e sulla capacità di gestire il movimento, senza attribuirlo automaticamente a una “scarsa attivazione dei glutei”.
- La profondità è limitata: può essere interessante approfondire la mobilità di caviglie e anche, ma anche il controllo motorio e la tecnica del movimento.
Il principio è semplice: non cercare subito di correggere ciò che osservi; prima cerca di capire come ti muovi.
La routine di mobilità per runner: 10 minuti
Questa breve routine può essere inserita 2-3 volte alla settimana, dopo una corsa facile, come parte del defaticamento, oppure nei giorni dedicati al recupero.
L’obiettivo non è “allungare tutto”, ma esplorare in modo controllato alcuni dei movimenti che coinvolgono anca e bacino.
1. Affondo in mezzo-inginocchio
45 secondi per lato
Perché serve: aiuta a lavorare sulla mobilità dell’anca, in particolare sull’estensione, mantenendo contemporaneamente il controllo del bacino.
Come si fa:
Posizionati con un ginocchio a terra e il piede opposto avanti. Mantieni il busto eretto e porta lentamente il bacino in avanti, senza inarcare la zona lombare.
Mantieni la posizione respirando lentamente e senza forzare.
Focus: dovresti percepire una leggera tensione nella parte anteriore dell’anca della gamba che rimane dietro.
2. Ginocchio al petto e apertura dell’anca
6-8 ripetizioni per lato
Perché serve: combina mobilità dell’anca e controllo dell’equilibrio attraverso un movimento semplice e facilmente trasferibile alla corsa.
Come si fa:
In piedi, porta lentamente il ginocchio destro verso il petto aiutandoti, se necessario, con le mani.
Mantieni la posizione per un istante, poi accompagna il ginocchio verso l’esterno e torna lentamente alla posizione iniziale.
Ripeti dall’altro lato.
Focus: mantieni il busto stabile ed evita di inclinarti eccessivamente per compensare il movimento.
3. Oscillazioni della gamba
10-12 ripetizioni per direzione e per lato
Perché serve: permette di mobilizzare l’anca in maniera dinamica, senza mantenere a lungo una posizione statica.
Come si fa:
Appoggiati con una mano a una parete o a un sostegno stabile.
Con una gamba libera, esegui delle oscillazioni controllate avanti e indietro, mantenendo il busto stabile.
Successivamente puoi eseguire alcune oscillazioni laterali, portando la gamba verso l’esterno e tornando al centro.
Focus: aumenta progressivamente l’ampiezza, senza utilizzare slanci eccessivi.
4. Squat controllato
8-10 ripetizioni
Perché serve: permette di utilizzare la mobilità appena acquisita attraverso un movimento globale che coinvolge caviglie, ginocchia, anche e tronco.
Come si fa:
Posizionati in piedi con i piedi a una distanza comoda.
Scendi lentamente in accosciata, mantenendo i piedi ben appoggiati a terra e le ginocchia orientate nella direzione delle punte dei piedi.
Raggiungi la profondità che riesci a controllare e torna lentamente in posizione eretta.
Focus: non cercare la massima profondità. L’obiettivo è eseguire un movimento fluido, stabile e senza dolore.

Mobilità non significa solo stretching
Per un runner, una buona mobilità non consiste semplicemente nel riuscire ad arrivare più lontano durante un allungamento.
L’obiettivo è avere un’ampiezza di movimento che il corpo sappia utilizzare e controllare.
Per questo la mobilità dovrebbe essere considerata insieme a:
- forza, per sostenere il movimento;
- controllo motorio, per gestire l’ampiezza disponibile;
- stabilità, soprattutto nei movimenti dell’arto inferiore;
- coordinazione, per trasferire efficacemente la forza durante la corsa.
Una maggiore escursione articolare, se non accompagnata da controllo e capacità di produrre forza, non significa necessariamente correre meglio.
Quando inserirla?
Non serve dedicare un’ora alla mobilità.
Una routine di 8-10 minuti, 2-3 volte alla settimana, può essere un modo semplice per inserirla nella programmazione.
Puoi utilizzarla:
- dopo una corsa facile;
- nei giorni di recupero;
- prima di una sessione di forza, utilizzando soprattutto esercizi dinamici;
- come breve routine autonoma durante la settimana.
Prima di una corsa veloce o di una gara, invece, è generalmente più utile privilegiare mobilità dinamica e attivazione, evitando lunghi stretching statici immediatamente prima dello sforzo.
E se senti dolore?
Rigidità e dolore non sono la stessa cosa.
Una sensazione di tensione durante un esercizio può essere normale; dolore articolare, dolore crescente o sintomi che persistono durante o dopo la corsa meritano invece attenzione.
In questi casi una routine generica di mobilità non dovrebbe essere utilizzata come sostituto di una valutazione individuale da parte di un professionista sanitario qualificato.
In conclusione
Le anche del runner non devono essere necessariamente “super flessibili”.
Devono essere libere di muoversi, capaci di esprimere forza e soprattutto in grado di controllare il movimento.
Quindi sì, mobilità. Ma con criterio.
Perché correre meglio non significa soltanto avere più movimento: significa saperlo utilizzare.
Allaccia le scarpe, ma prima… dai un po’ di libertà alle tue anche.
Run Smart. Feel the Vibes.
Disclaimer
Le indicazioni e gli esercizi proposti in questo articolo hanno carattere generale e divulgativo e non costituiscono una valutazione individuale né un programma di allenamento personalizzato.
Ogni persona presenta caratteristiche, livelli di mobilità, storia sportiva ed eventuali problematiche differenti. Gli esercizi devono quindi essere eseguiti con gradualità, controllo e senza forzare il movimento, prestando attenzione alle proprie sensazioni.
In presenza di dolore, limitazioni articolari, infortuni, patologie o condizioni particolari, è consigliabile sospendere l’esercizio e rivolgersi a un professionista sanitario qualificato per una valutazione individuale.
L’utilizzo delle informazioni contenute nell’articolo avviene sotto la propria responsabilità.






